mercoledì 16 novembre 2011

SPUNTI DI RIFLESSIONE UISP


Progetto diritti in campo – UISP
Spunti di riflessione e metodologie di lavoro
a cura del Comitato territoriale di Milano

Intercettare e tramutare in azioni concrete le esigenze di chi attiva percorsi sportivi, resta l’obiettivo principale di un ente di promozione come la UISP.
A maggior ragione se questi (percorsi) provengono da soggetti che trovano oggettive difficoltà nel realizzarli. Differenze di lingua, religioni, costumi sociali aggiunte alle difficoltà economiche e di accessibilità agli impianti sportivi, relegano di fatto ai margini una crescente domanda di coesione sociale da parte della popolazione di provenienza straniera, che passa anche attraverso lo sport.
Il Comitato territoriale UISP di Milano ha nel corso di questi anni sviluppato una crescente attenzione verso lo sportpertutti praticato dalle comunità straniere presenti sul proprio territorio.
Accanto alla soddisfazione per le azioni intraprese (tornei interculturali) e per gli ottimi risultati di partecipazione, resta il rammarico per un’ ancora troppo discontinua crescita delle relazioni sportive tra le realtà coinvolte ed il comitato territoriale.
Un sostegno in tale direzione che passi anche, e soprattutto, dal confronto con altre realtà territoriali all’interno di un progetto nazionale come Diritti in campo, è sicuramente importante.

Analizzando quelli che sono gli obiettivi previsti, vorremmo condividere alcune riflessioni utili a nostro avviso per sviluppare una metodologia di azione più efficace.

Partendo dalla questione apparentemente poco importante dell’utilizzo della parola “coesione sociale” invece di “inclusione sociale” attraverso lo sport. Nel concreto riteniamo che questo distinguo si tramuti in una visione più funzionale alla nostra politica di favorire lo sportpertutti o come si diceva una volta lo sport popolare. Uno sguardo spesso focalizzato sulle pratiche sportive “classiche” (con tutto il corredo di costumi e convenzioni sviluppatesi all’interno della nostra società) limita la capacità di offerta e di scelta di percorsi sportivi per i soggetti provenienti da comunità straniere. Il cammino presupposto da un percorso di inclusione sportiva vede un flusso provenire dal “fuori” verso un “dentro” pre-esistente e disposto ad aprirsi a nuovi attori sportivi, lasciando di fatto escluso e senza alternative chi non riesce ad inserirsi. Crediamo sia più utile favorire un percorso in due direzioni con uni scambio reciproco finalizzato alla partecipazione a pratiche e discipline sportive anche di diversa provenienza. Ovviamente a sostegno di questa visione vanno promosse istanze di sostegno alle associazioni sportive promosse da stranieri (ma non solo per stranieri) e una più forte richiesta di moltiplicazione delle proposte sportive legata agli impianti pubblici.

Su quest’ultimo punto (legato anche agli obiettivi 4 e 6 del progetto) crediamo sia utile focalizzare le azioni in una ambito che risulti facilmente accessibile e familiare per i soggetti coinvolti. I parchi comunali pubblici, più o meno attrezzati per la pratica sportiva sono già oggi il luogo nel quale migliaia di immigrati trovano la risposta alla loro domanda di sport. Contesti nei quali si sviluppano forme ancora embrionali e spontanee di attività sportiva per il momento ancora più funzionali al rafforzamento del sentimento di appartenenza alla comunità che ad un percorso di sport come strumento di benessere fisico e di incontro.
Prevedere le azioni progettuali in questi luoghi può favorire una maggiore partecipazione delle comunità coinvolte, e far riscoprire nel contempo a tanti la possibilità di disporre gratuitamente di numerose “palestre a cielo aperto”.
Da qui poi potrebbe partire a livello territoriale e nazionale una campagna di sensibilizzazione  per la creazione di luoghi attrezzati e  liberamente fruibili per la pratica di discipline sportive, che non trovano oggi spazio nell’impiantistica sportiva classica. Ciò libererebbe energie e risorse economiche che potrebbero essere destinate alla costituzione di associazioni sportive dilettantistiche da parte di cittadini stranieri (punto 5).

Un altro aspetto che crediamo possa determinare un risultato favorevole del progetto in esame, è il coinvolgimento di strutture ed associazioni che si occupano a livello nazionale delle questioni riguardanti le popolazioni immigrate. Nello specifico la nostra proposta progettuale vede come beneficiari principali giovani o adolescenti che in buona parte sono nati e cresciuti nel nostro paese pur provenendo da famiglie di origine straniera. La seconda generazione, che partecipa attivamente ai percorsi scolastici e aggregativi può risultare la chiave di lettura giusta per fare da tramite ai due “mondi” conoscendone i linguaggi, gli usi e le convenzioni sociali di entrambi.
Pur partendo dalle specificità territoriali, e facendo salvi i percorsi già avviati dai comitati territoriali nel corso di questi anni, riteniamo ad esempio che associazioni come la RETE G2, dove presente, può affiancare la UISP nell’opera di monitoraggio e comunicazione delle azioni progettuali. Un coordinamento diffuso a livello nazionale renderebbe più stabili e duraturi gli obiettivi prefissati ai punti 2,3 e 4.

In merito al punto 7 circa il coinvolgimento di strutture territoriali locali secondo un approccio partecipativo vorremmo segnalare l’ipotesi di includere come interlocutori privilegiati del progetto i CAG (Centri di Aggregazione Giovanile). Sono realtà sociali, che tra mille difficoltà, portano avanti un percorso formativo destinato agli adolescenti delle nostre città. Quasi sempre lo fanno in luoghi di forte emarginazione sociale e spesso con una rappresentanza omogenea di quei soggetti a cui vorremmo rivolgere le azioni del nostro progetto. I CAG sono riteniamo siano più facilmente coinvolgibili delle istituzioni scolastiche pubbliche che in questa periodo dell’anno stanno già definendo le attività extra didattiche.

Questo, tornando al punto iniziale della nostra riflessione tra inclusione o coesione sociale, per determinare un percorso progettuale che porti i beneficiari verso un esterno ancora da scoprire e che sviluppi quindi una capacità a guardare senza timore oltre il proprio mondo e senza pregiudizi verso l’altro. Raccogliendo lo spunto della sintesi progettuale crediamo ad esempio che una serie di incontri e dimostrazioni pratiche, all’interno di realtà come i CAG, finalizzate alla conoscenza di uno sport come il cricket possa rivelarsi un modo  più efficace di confronto rispetto ad un torneo che veda presumibilmente la presenza di sole comunità straniere. Una consapevolezza delle propie capacità acquisita nel corso di momenti di incontro con soggetti diversi, riteniamo possa dare effetti benefici maggiori di quelli di un puro confronto sportivo all’interno della propria comunità.

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